Un filesystem deve far poter gestire al sistema operativo i vari file, ordinarli, rinominarli, assegnarli i permessi ecc. I file vengono utilizzati per archiviare istruzioni e informazioni(dati). Questi vengono archiviati in modo permanente, per poi poter essere riletti in un secondo momento. Un file può essere qualsiasi cosa, nella visione di Unix ogni cosa viene vista come un file, anche le stesse directory. Un file viene visto in generale come un insieme di blocchi di una partizione e naturalmente devono risiedere sul disco.
Esistono anche alcuni tipi di file, detti file speciali o di dispositivo, che non sono memorizzati in blocchi su disco, ma servono solamente per virtualizzare l'accesso a una periferica.
Nei file è presente un "Magic Number" (3 is a magic number :D ), che viene assegnato, solamente quando quel file è eseguibile o se appartiene ad una categoria di file, ad esempio file immagine o video. Una volta mandato in esecuzione quel file, il sistema operativo controlla che il Magic Number sia coincidente, se lo è allora verrà mandato in esecuzione (sempre che naturalmente abbia il flag X attivo).
Le chiamate a sistema e i servizi che il sistema operativo mette a disposizione dell'utente sono:
-Apertura
-Chiusura
-Lettura
-Scrittura
-Spostamento ( fseek() )
Un sistema operativo ha dei limiti sul numero di file che può aprire contemporaneamente, altrimenti si rischia di perderne i dati. È necessario che ci sia un protocollo che metta in comunicazione il file con il processo (l'utente). Naturalmente quando un file viene aperto in scrittura un altro processo non potrà aprirlo in lettura, tanto meno in scrittura; anche se alcuni sistemi operativi, non sono così rigidi e consentono che avvenga.
Per identificare un determinato utente, gli si associa un UID (user identifier) e per un gruppo un GID (group identifier). Questi (UID & GID) sono solomente dei numeri interi che ricordano molto PID, utili appunto per distinguere tra loro due cose dello stesso tipo.
Informazioni di un File:
Blog della classe 4°info B dell'istituto Badoni di Lecco. All'interno è possibile reperire ogni lezione e argomento trattato in classe.
martedì 7 maggio 2013
lunedì 6 maggio 2013
I PROMESSI SPOSI (Pag. 753)
Le ragioni per cui Alessandro Manzoni decide si scrivere il romanzo "I Promessi Sposi" sono di renderla un'opera per un largo pubblico, desiderio di raccontare la storia delle persone comuni che rispetto ai grandi personaggi, non hanno mai lasciato un ricordo vivo dopo la loro morte.
Manzoni iniziò a scrivere questo romanzo nel 1821, a seguire ne finisce la prima edizione nel 1823, chiamata "Fermo e Lucia" che non verrà mai pubblicata. Insoddisfatto decide di riscriverlo e nel 1827 pubblica la prima effettiva edizione intitolata appunto "I Promessi Sposi", nella quale effettua anche una revisione linguistica adottando il fiorentino, oltre, che ad una revisione dei contenuti.(Pag. 759 - 1°capoverso)
Nel 1840 pubblica la versione definitiva, nella quale si nota una conferma dell'utilizzo della lingua fiorentina, che migliora dopo un viaggio di Manzoni compiuto a Firenze di qualche mese, il così detto "lavare i panni in Arno".(Pag. 760)
Dal punto di vista narrativo, i Promessi Sposi, sono un romanzo storico con un narratore esterno, non sono i personaggi a raccontare le vicende, onnisciente, cioè sa già tutto della storia, questo gli consente di poter fare dei salti di scena. È anche un narratore esplicito, cioè esprime la sua opinione, commenta, giudica e valuta le vicende. Inoltre dialoga con il lettore, questo è una prova di come il romanzo risponda ai principi della poetica, cioè utile, porta insegnamenti e fa riflettere, vero o verosimile ed interessante.
Manzoni iniziò a scrivere questo romanzo nel 1821, a seguire ne finisce la prima edizione nel 1823, chiamata "Fermo e Lucia" che non verrà mai pubblicata. Insoddisfatto decide di riscriverlo e nel 1827 pubblica la prima effettiva edizione intitolata appunto "I Promessi Sposi", nella quale effettua anche una revisione linguistica adottando il fiorentino, oltre, che ad una revisione dei contenuti.(Pag. 759 - 1°capoverso)
Nel 1840 pubblica la versione definitiva, nella quale si nota una conferma dell'utilizzo della lingua fiorentina, che migliora dopo un viaggio di Manzoni compiuto a Firenze di qualche mese, il così detto "lavare i panni in Arno".(Pag. 760)
Dal punto di vista narrativo, i Promessi Sposi, sono un romanzo storico con un narratore esterno, non sono i personaggi a raccontare le vicende, onnisciente, cioè sa già tutto della storia, questo gli consente di poter fare dei salti di scena. È anche un narratore esplicito, cioè esprime la sua opinione, commenta, giudica e valuta le vicende. Inoltre dialoga con il lettore, questo è una prova di come il romanzo risponda ai principi della poetica, cioè utile, porta insegnamenti e fa riflettere, vero o verosimile ed interessante.
Iscriviti a:
Post (Atom)
